Dominio e certificato
L’accesso a un’istanza passa attraverso un reverse proxy incluso nella fornitura. Esso distribuisce le richieste ai componenti dell’applicazione e si occupa del certificato. Quale variante di certificato valga si sceglie nella configurazione.
L’istanza ha bisogno di un nome DNS che punti al server. Quali record vadano impostati esattamente è indicato nel manuale operativo. Per il rilascio automatico del certificato il server deve essere raggiungibile da internet sulle consuete porte web.
Variante 1: certificato pubblico
Sezione intitolata “Variante 1: certificato pubblico”Il caso normale per un server con indirizzo pubblico. Il reverse proxy ottiene e rinnova il certificato autonomamente tramite Let’s Encrypt. Il presupposto è un DNS che si risolva pubblicamente. In una rete isolata questa variante non funziona.
Variante 2: CA interna nella LAN
Sezione intitolata “Variante 2: CA interna nella LAN”Per server senza raggiungibilità pubblica. Il reverse proxy rilascia i certificati da una propria autorità di certificazione locale. Per farlo i dispositivi hanno bisogno di un record DNS interno, e l’autorità di certificazione radice deve essere registrata come attendibile su ogni dispositivo. Altrimenti compare un avviso relativo al certificato.
Il passaggio a un certificato pubblico in un secondo momento è semplice: nome host, link e redirect URI restano invariati.
Variante 3: dietro un WAF esistente
Sezione intitolata “Variante 3: dietro un WAF esistente”Se un’appliance a monte come Sophos, F5, HAProxy o nginx termina già l’HTTPS, il proxy fornito non deve procurarsi un secondo certificato. In questa variante esso si occupa soltanto della distribuzione, mentre la terminazione resta all’appliance.
Affinché l’assegnazione funzioni, l’appliance deve inoltrare l’header Host. Nella configurazione dell’applicazione l’indirizzo pubblico va depositato così come i Suoi utenti lo richiamano. Altrimenti nascono, per esempio, link di invito che non portano da nessuna parte.