Amministrazione e protezione dei dati
La Confederazione ha tracciato una linea nel proprio patrimonio di dati: tre flussi di lavoro che la rispettano
L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, l’autorità svizzera di vigilanza sulla protezione dei dati a livello federale, in breve IFPDT, è intervenuto con successo affinché i dossier GEVER, i contenuti delle caselle Outlook e tutti i dati personali degni di particolare protezione restino nei data center dell’Amministrazione federale, mentre l’introduzione di Microsoft 365 è in corso. Questo articolo mostra su tre flussi di lavoro come si presenta una postazione di lavoro con IA a questa condizione e nomina il requisito che il nostro servizio gestito non soddisfa.
In breve
- Nel suo 33° rapporto d’attività del 30 giugno 2026 l’IFPDT scrive che l’uso di modelli linguistici commerciali comporta una memorizzazione almeno temporanea nel cloud del fornitore e con essa «inevitabilmente un rischio per la sicurezza dei dati». Per questo definisce i sistemi di IA della Confederazione un presupposto essenziale.1
- Lo stesso rapporto stabilisce che i dossier GEVER, i contenuti delle caselle Outlook e tutti i dati personali degni di particolare protezione, la categoria che il diritto svizzero tutela in modo rafforzato, restano nei data center dell’Amministrazione federale e vengono elaborati esclusivamente lì, mentre l’introduzione di Microsoft 365 è in corso.2
- privatim, la conferenza degli incaricati svizzeri della protezione dei dati, cioè l’associazione delle autorità cantonali e comunali competenti in materia, considera nella maggior parte dei casi inammissibile che gli organi pubblici trasferiscano dati simili nei servizi dei grandi fornitori internazionali e lo ammette solo se è l’organo responsabile stesso a cifrare e il fornitore non ha accesso alla chiave.3
- Proprio questa condizione il nostro servizio gestito a Lupfig non la soddisfa. Chi deve soddisfarla fa funzionare Kisuno sul proprio server, e questo è descritto in Ospitare in proprio.
Il punto di partenza: che cosa la Confederazione ha deciso per sé stessa
L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, in breve IFPDT, ha pubblicato il 30 giugno 2026 il suo 33° rapporto d’attività. Nel capitolo dedicato all’intelligenza artificiale c’è una frase quasi sfuggita alla stampa. I sistemi di IA della Confederazione sarebbero un presupposto essenziale per raggiungere gli obiettivi fissati nel rispetto della protezione dei dati e della sicurezza delle informazioni, perché garantiscono che i prompt e i dati che contengono vengano elaborati localmente e resi accessibili soltanto alle unità organizzative autorizzate. L’uso di modelli linguistici commerciali comporta invece «una memorizzazione almeno temporanea nel cloud del fornitore e con essa inevitabilmente un rischio per la sicurezza dei dati».1
Il secondo reperto sta qualche pagina prima ed è più concreto. Nell’anno in rassegna l’IFPDT è intervenuto con successo affinché i dossier e i dati della gestione elettronica degli affari della Confederazione, in breve GEVER, insieme ai contenuti delle caselle Outlook e in generale a tutti i dati personali degni di particolare protezione e ai profili della personalità, restino nei data center dell’Amministrazione federale e vengano elaborati esclusivamente lì, dunque presso la Confederazione e non nel cloud.2 Il progetto Cloud Enabling Büroautomation prosegue, l’introduzione di Microsoft 365 è decisa e avviata. Il fondo di cui si parla qui ne è escluso. La Confederazione non ha quindi deciso contro il cloud: ha tracciato una linea dentro il proprio patrimonio di dati.
I Cantoni vanno nella stessa direzione, solo più netti. privatim, la conferenza degli incaricati svizzeri della protezione dei dati, ha adottato il 18 novembre 2025 a Berna una risoluzione. Vi considera nella maggior parte dei casi inammissibile che gli organi pubblici trasferiscano in servizi software di grandi fornitori internazionali dati personali degni di particolare protezione o soggetti a un obbligo legale di segreto, in particolare in Microsoft 365. Come conclusione la risoluzione indica un’unica condizione alla quale la cosa resta possibile: i dati devono essere cifrati dall’organo responsabile stesso e il fornitore cloud non deve avere accesso alla chiave.3
Dietro non c’è ostilità verso la tecnica. Presso l’autorità di vigilanza i casi aumentano: nello stesso anno in rassegna all’IFPDT sono arrivate 2.477 segnalazioni, più del doppio rispetto alle 1.053 dell’anno precedente, oltre a 484 notifiche di violazioni della sicurezza dei dati contro 363.4 Queste cifre dicono qualcosa sul carico dell’autorità e nulla sui grandi progetti. L’esperienza con i grandi progetti poggia su un altro riscontro: il Controllo federale delle finanze ha presentato l’8 luglio 2026 un rapporto di sintesi tratto da 24 verifiche su progetti informatici chiave della Confederazione, con un volume d’investimento da tre a cinque miliardi di franchi, e vi constata che la pianificazione complessiva resta incompleta e che manca l’orientamento all’efficacia e all’utilità, esattamente come dieci anni prima.5 Chi in questo contesto avvia un progetto di IA si sente chiedere prima dove stanno i dati e solo dopo che cosa sa fare il modello.
- Il fondo resta nei Suoi data center o sul Suo server
- Alla singola richiesta va solo l’estratto che le serve
- Risposta con il riferimento alla fonte, voce nel registro
- Il fondo non lascia l’area controllata; la singola richiesta va al modello
Chi è interessato, e che cosa lo mette in moto
La domanda sul luogo non si pone solo alla Confederazione. Secondo la rilevazione armonizzata di Eurostat, nel 2025 nell’UE il 19,95% delle imprese con almeno dieci addetti ha impiegato l’intelligenza artificiale, in Germania il 25,97%, in Austria il 29,95%.6 Per la Svizzera quella tabella non riporta nulla, e ci torniamo nella sezione sui limiti. Una precisazione di cornice: per chi lavora in Ticino quanto segue è diritto interno, per chi legge dall’Italia è diritto estero, perché la Svizzera non appartiene né all’Unione europea né allo Spazio economico europeo. Chi opera nell’orbita del settore pubblico si accorge del movimento comunque non dalle statistiche, ma dai questionari.
Perché la posizione dell’IFPDT e la risoluzione di privatim agiscono oltre l’amministrazione. Compaiono nei documenti di gara, nei contratti di trattamento su incarico e nei questionari di sicurezza che i fornitori devono compilare. Uno studio fiduciario che lavora per un Comune se li vede arrivare. Una software house che gestisce un’applicazione settoriale per un ospedale pure. Il requisito scende lungo la catena di fornitura molto prima di stare in una legge.
Oggi cinque gruppi lo chiedono, e lo chiedono per motivi diversi. La tabella ordina che cosa fa nascere l’esigenza e che cosa può dare lì una postazione di lavoro con IA. Non ordina che cosa sia giuridicamente ammissibile: questo si decide caso per caso e secondo il diritto applicabile in materia di protezione dei dati.
| Chi lo chiede | Che cosa fa nascere l’esigenza | Che cosa dà lì Kisuno |
|---|---|---|
| Amministrazione federale e uffici federali svizzeri | Dopo l’intervento dell’IFPDT i dossier GEVER, i contenuti di Outlook e i dati personali degni di particolare protezione restano nei data center dell’Amministrazione federale | Esercizio su infrastruttura propria con licenza MIT, senza canale di ritorno verso il fornitore, telemetria disattivata per impostazione predefinita |
| Cantoni e Comuni | Per i dati degni di particolare protezione la risoluzione di privatim chiede la cifratura da parte dell’organo stesso, senza accesso del fornitore alla chiave | Self-hosting sul proprio server, così fondo documentale e chiave restano nelle stesse mani |
| Ospedali, scuole e assicurazioni sociali | I dati di pazienti, allievi e assicurati sono degni di particolare protezione, e vi si aggiungono il segreto d’ufficio e quello professionale | Basi di conoscenza tratte dai documenti propri con il riferimento alla fonte, diritti nell’ordine utente, ruolo, gruppo, impostazione predefinita del server |
| Fornitori e incaricati del settore pubblico | I questionari di sicurezza e i bandi riprendono i requisiti dei committenti, spesso alla lettera | Contratto di trattamento su incarico ed elenco dei sub-responsabili da esibire, registro di audit da esportare, informazioni sulla governance |
| Studi legali, fiduciari e ambulatori con mandati pubblici | Segreto professionale secondo l’articolo 321 del Codice penale svizzero, nei mandati fiduciari il segreto contrattuale, oltre alle prescrizioni dell’ente committente | Collegamento alle applicazioni settoriali tramite MCP con diritti per singolo strumento e una voce di registro per ogni chiamata |
Ciò che unisce questi cinque gruppi non è la forma giuridica, ma l’onere della prova. Non devono solo fare in modo che i dati restino nel posto giusto, ma anche poterlo mostrare in seguito, davanti a qualcun altro e senza ricostruire da capo la pratica. Uno strumento che assicura di essere sicuro non serve a questo. Serve uno strumento che registra che cosa ha fatto e indica da dove viene un’affermazione. Questo articolo non sostituisce una consulenza legale.
Caso d’uso 1: rendere accessibili atti e verbali senza che il fondo esca dalla Svizzera
Un servizio ha archiviato vent’anni di verbali, direttive e interventi parlamentari, ordinati secondo il piano di registratura e comunque introvabili. La domanda raramente riguarda che cosa dica un singolo documento. Riguarda quando una disciplina è stata modificata l’ultima volta e con quale motivazione. Lei mette il fondo in una base di conoscenza, cioè in un luogo di deposito per i documenti propri dal quale il collega IA preleva per ogni domanda soltanto gli estratti pertinenti. Torna indietro una risposta con l’indicazione del documento e del punto da cui proviene.
Decisivo è dove si trova questo luogo di deposito. Sta sull’istanza, cioè sull’installazione gestita per la Sua organizzazione. Nel self-hosting sta da Lei, nel servizio gestito sta da noi a Lupfig, nei data center di Green certificati ISO 27001, fermo restando che la certificazione riguarda i data center e non noi; in quel caso il fondo si trova fuori dalla Sua amministrazione. Per rispondere a una singola domanda esce solo l’estratto che quella domanda richiede, e va al modello; quale sia questo modello nel servizio gestito è indicato più avanti nella sezione Limiti. Il fondo non viaggia con esso, e con i Suoi contenuti non viene addestrato alcun modello. Che cosa significhi dal lato tecnico è descritto in Sicurezza.
- Verbali, direttive e interventi nella base di conoscenza
- Alla domanda va solo l’estratto pertinente
- Risposta con documento e riferimento alla fonte, voce nel registro
Il limite va nello stesso posto del vantaggio. Un riferimento alla fonte non dimostra che la risposta sia giusta. Rende verificabile su che cosa la risposta si appoggia, che è un’altra cosa. Un modello linguistico può attribuire male un punto o prendere per vigente una versione abrogata, e lo fa tanto più facilmente quanto più il fondo cresce. Chi trasmette un’informazione apre il punto indicato.
Caso d’uso 2: l’informazione tratta dal proprio fondo, con il riferimento alla fonte
Allo sportello e al telefono tornano sempre le stesse domande. Quali allegati servono per una domanda, quale termine vale, quanto costa un’autorizzazione, chi è competente. Le risposte stanno in regolamenti, promemoria e ordinanze sugli emolumenti, distribuite su più archivi e non ovunque allo stesso stato. Il collega IA risponde alla domanda partendo da questo fondo e per ogni affermazione indica il documento, la sezione e lo stato.
Il vantaggio sta meno nella velocità che nella tracciabilità. Chi dà un’informazione deve poterla documentare in caso di dubbio, e per giunta più tardi e davanti a qualcun altro. Per questo qui la prova della fonte non è un’aggiunta, è lo scopo vero e proprio. Dati personali della persona che chiede non servono. La domanda si può porre in termini oggettivi, e ciò che non viene messo dentro non può nemmeno uscire.
- Regolamenti, promemoria e ordinanze sugli emolumenti nel fondo
- La domanda posta in termini oggettivi, senza dati personali di chi la pone
- Risposta con documento, sezione e stato
E il limite che qui tracciamo espressamente: non è un chatbot per il sito web, e non lo consigliamo come tale. Un sistema che risponde immediatamente verso l’esterno sposta il rischio dove nessuno rilegge più. Sensata è la via inversa. L’informazione nasce all’interno, una persona la verifica, una persona la rilascia. Decisioni giuridicamente vincolanti non nascono comunque così.
Caso d’uso 3: la pratica che attraversa più applicazioni settoriali
Arriva una domanda e la risposta è chiusa in tre sistemi. La persona nel registro degli abitanti, il fondo nel sistema d’informazione geografica, la corrispondenza precedente nella gestione degli affari. Oggi qualcuno si fa tutti e tre a colpi di clic e mette insieme il risultato a mano. Il collega IA può assumersi questi passaggi, a condizione che i sistemi siano collegati. Pianifica l’ordine, chiama uno dopo l’altro gli strumenti autorizzati, verifica ogni risultato intermedio e alla fine presenta una bozza da approvare.
Il collegamento passa da MCP, il Model Context Protocol, uno standard aperto con cui un sistema di IA può rivolgersi a sistemi esterni. Un collegamento di questo tipo verso un singolo sistema si chiama connettore e viene autorizzato singolarmente. I diritti valgono per singolo strumento e nell’ordine utente, ruolo, gruppo, impostazione predefinita del server. Gli accessi in scrittura vanno autorizzati a parte. Ogni chiamata sta nel registro di audit, cioè nel registro che annota chi ha usato quale strumento e quando, e che Lei può esportare. Quale software si possa collegare oggi è indicato alla pagina Integrazioni.
- La domanda, così come arriva
- Chiamate a registro, informazione geografica e gestione degli affari, ognuna autorizzata singolarmente
- Bozza da approvare, ogni chiamata nel registro
Anche qui il limite, ed è di principio. Il sistema non produce la sorveglianza umana, la rende dimostrabile. Chi approva la bozza decide, e nessun registro cambia questo. Un registro non è inoltre un inventario dell’IA. Mostra che cosa è passato da questo accesso, non quali altri sistemi di IA siano in uso nella Sua organizzazione.
Limiti: dove non soddisfiamo il requisito
Ora la parte che un fornitore fa meglio a dire da sé, e cominciamo dal limite che pesa di più. Nel servizio gestito, ciò che esce per la singola richiesta va a un modello linguistico commerciale, per i modelli di OpenAI (ChatGPT) e di Anthropic (Claude) tramite Amazon Bedrock nel data center di Francoforte; come si svolge nel dettaglio questo percorso è descritto nell’articolo sui modelli di Anthropic tramite Amazon Bedrock. Amazon è uno dei fornitori che privatim nomina nella sua risoluzione, e AWS è un’impresa statunitense, per cui si applica lo US CLOUD Act. La frase dell’IFPDT sui modelli linguistici commerciali riguarda quindi anche noi. Accanto a essi, per requisiti elevati di protezione dei dati, sono disponibili modelli aperti di punta come GLM, Kimi e DeepSeek, gestiti da aziende europee su server in Europa; lì il CLOUD Act non si applica. Chi deve escludere anche un modello commerciale fa funzionare da sé modello e istanza. Il secondo limite riguarda la chiave. La risoluzione di privatim indica esattamente una condizione, ed è stretta. I dati devono essere cifrati dall’organo responsabile stesso e il fornitore non deve avere accesso alla chiave.3 Il nostro servizio gestito a Lupfig non la soddisfa. Siamo noi a far funzionare l’istanza e in caso di guasto possiamo accedervi, su istruzione. Un data center in Svizzera non cambia niente, perché la condizione non chiede dove si trovino i dati, ma chi abbia la chiave. Chi deve soddisfarla da noi ci arriva solo con il self-hosting sul proprio server. Il repository GitHub con licenza MIT è in arrivo a breve; fino ad allora è disponibile la guida all’installazione. E un punto che ci riguarda e che per uffici federali e Cantoni conta: Kisuno è utilizzabile in produzione e, data l’elevata domanda, gli accessi all’istanza gestita vengono assegnati in modo graduale.
Altrettanto onesta è la direzione opposta, anche se qui ci torna utile. La risoluzione si rivolge agli organi pubblici, non alle imprese private. È una posizione comune delle autorità di vigilanza sulla protezione dei dati e non una norma giuridica; un tribunale non ne è vincolato, e chi la cita come divieto la carica troppo. Non è nemmeno condivisa da tutti: il Cantone di Glarona si è avvalso della possibilità di opting out secondo l’articolo 18.2 degli statuti.3 Chi al contrario la ignora sottovaluta quanto posizioni simili continuino a produrre effetti nei bandi e nei questionari. Che cosa valga nel Suo caso dipende dal diritto cantonale o federale applicabile. Questo articolo non sostituisce una consulenza legale.
- Servizio gestito a Lupfig: l’istanza la facciamo funzionare noi e le chiavi le amministriamo noi
- Self-hosting: fondo documentale e chiave restano presso di Lei
- Per i dati degni di particolare protezione nei servizi di grandi fornitori internazionali privatim chiede la seconda via
- La sede del server da sola non risponde a questa domanda
Anche per l’IFPDT il carattere minuto fa parte della lettura. Scrive di sistemi di IA della Confederazione, dunque di sistemi della Confederazione per la Confederazione, e accompagna in questo i preparativi della Cancelleria federale e dell’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione. Non scrive di fornitori come noi, e nemmeno leggiamo la sua affermazione come una raccomandazione a nostro favore. Utile è qualcosa di più stretto: il metro che applica. Le richieste vengono elaborate localmente e l’accesso ce l’hanno solo le unità organizzative autorizzate.1 A questo metro può farsi misurare chi vuole, e nel self-hosting con un modello proprio è raggiungibile.
Il quarto punto indebolisce il nostro stesso argomento di mercato, e ciò nonostante sta qui. Sull’impiego dell’IA nelle imprese svizzere non esiste una cifra ufficiale. Nella rilevazione armonizzata di Eurostat, che per il 2025 riporta valori per l’UE nel suo complesso, per ogni Stato membro nonché per Norvegia, Turchia e diversi Paesi candidati, la Svizzera manca del tutto.6 Quanto circola per la Svizzera, per esempio una quota di utilizzo del 57%, viene da sondaggi commissionati da fornitori, nel caso citato da Amazon Web Services, e l’ampiezza del campione non è indicata in modo uniforme nella stampa.7 Studi di fornitori del genere non sono senza valore, ma non sostituiscono una statistica ufficiale, e li citiamo qui solo per nominare la lacuna. Solida è invece la rilevazione austriaca: il 30% delle imprese con almeno dieci addetti impiega l’IA, e fra le imprese senza impiego di IA il 77% non ne ha mai preso in considerazione l’uso.8 L’ostacolo là non è dunque il rifiuto, ma il non essersene occupati.
Da ultimo l’Austria, perché lì corrono due cose insieme. La legge sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi 2026 entra in vigore il 1° ottobre 2026. Gli enti interessati devono registrarsi da quel giorno e al più tardi entro il 31 dicembre 2026, e si tratta di circa 4.000 imprese di 18 settori invece dei circa cento operatori di infrastrutture critiche finora.9 Nello stesso tempo una designazione formale ai sensi dell’articolo 70 del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale era ancora in sospeso a giugno 2026, benché il termine fosse il 2 agosto 2025; in via preparatoria esiste dal 2024 il servizio IA presso la RTR. Un’interrogazione parlamentare pone in proposito quindici domande,10 e la risposta del 2 giugno 2026 si limita a rilevare l’incompetenza del ministero interpellato.11 Per le imprese questo significa: gli obblighi di cibersicurezza arrivano con una data, la vigilanza sull’IA arriva senza. Chi deve pianificare pianifica secondo il calendario che c’è. Anche questa sezione non sostituisce una consulenza legale.
Domande frequenti su cloud, dati federali e IA nell’amministrazione
Le autorità possono usare Microsoft 365 per dati personali degni di particolare protezione?
privatim lo considera nella maggior parte dei casi inammissibile e lo ammette solo se l’organo responsabile cifra i dati esso stesso e il fornitore non ha accesso alla chiave. Questa risoluzione è una posizione comune delle autorità di vigilanza sulla protezione dei dati e non una norma giuridica, e il Cantone di Glarona non la condivide. Determinanti restano alla fine il diritto applicabile in materia di protezione dei dati e la valutazione del singolo caso. Questa sezione non sostituisce una consulenza legale.
Che cosa resta esattamente on-premise presso la Confederazione?
Secondo il 33° rapporto d’attività dell’IFPDT restano nei data center dell’Amministrazione federale, e vengono elaborati esclusivamente lì, i dossier e i dati della gestione elettronica degli affari GEVER, i contenuti delle caselle Outlook e in generale tutti i dati personali degni di particolare protezione e i profili della personalità. On-premise significa qui: su infrastruttura propria, non presso un fornitore cloud. L’introduzione di Microsoft 365 nell’Amministrazione federale prosegue indipendentemente da questo. La Confederazione non ha dunque respinto il cloud, ne ha escluso una parte del proprio patrimonio di dati.
Kisuno soddisfa il requisito della risoluzione di privatim?
Nel self-hosting sul Suo server sì, perché fondo documentale e chiave restano lì e noi non abbiamo accesso. Nel servizio gestito a Lupfig no, perché siamo noi a far funzionare l’istanza e ad amministrare le chiavi. Preferiamo dirlo chiaramente piuttosto che lasciarlo in sospeso. Quale via sia adatta dipende dal fatto che Lei tratti o meno dati personali degni di particolare protezione nell’attività amministrativa.
Non basta un data center svizzero?
Per molte applicazioni sì, per il caso descritto da privatim no. La condizione della risoluzione non si aggancia al luogo, ma al potere di disporre della chiave. Una sede in Svizzera riduce il rischio e ciò nonostante non risponde alla domanda posta. Chi deve risponderle non evita il self-hosting.
Quanto costa il self-hosting?
Il repository GitHub con licenza MIT è in arrivo a breve e il self-hosting è gratuito. Lei sostiene l’infrastruttura propria e l’onere di esercizio, e stabilisce Lei stesso quali modelli debbano essere raggiungibili, oppure ne fa funzionare uno proprio. L’istanza gestita costa 7 franchi (7,50 euro) a persona al mese, fino alla fine del mese in corso con lo sconto del 50 per cento su una durata di dodici mesi, quindi 3,50 franchi (3,75 euro). La prova è gratuita e senza limiti di tempo; ogni nuovo accesso parte con un credito iniziale di 50 franchi (55 euro) per l’uso dei modelli. Tutte le indicazioni stanno alla pagina Prezzi.
I nostri dati addestrano i modelli?
No. I dati dei clienti non addestrano modelli e la telemetria è disattivata per impostazione predefinita. Al modello va il testo della singola richiesta insieme agli estratti che servono alla risposta, mentre il fondo resta sull’istanza. Ciò che assicuriamo per contratto sta nell’accordo sul trattamento dei dati, e chi interviene nella catena sta nell’elenco dei sub-responsabili.
Quante imprese svizzere usano l’IA?
Una risposta ufficiale non c’è. La Svizzera non è compresa nella rilevazione armonizzata di Eurostat sull’impiego dell’IA nelle imprese, mentre lì per il 2025 viene indicato il 19,95% a livello dell’UE.6 Le cifre che circolano per la Svizzera vengono da sondaggi commissionati da fornitori, e le usiamo solo con questa indicazione. Se qualcuno Le vende una quota svizzera di IA come ufficiale, chieda quale sia l’ente che l’ha rilevata.
Che cosa cambia nel 2026 per le imprese austriache?
La legge sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi 2026 entra in vigore il 1° ottobre 2026 e gli enti interessati devono registrarsi al più tardi entro il 31 dicembre 2026; sono attese circa 4.000 imprese di 18 settori.9 Per il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale la situazione è diversa: una designazione formale ai sensi dell’articolo 70 era ancora in sospeso a giugno 2026, benché il termine sia scaduto il 2 agosto 2025; in via preparatoria esiste dal 2024 il servizio IA presso la RTR. Pianifichi perciò secondo il calendario della cibersicurezza, che è fissato, e tenga aperto il lato IA. Questa sezione non sostituisce una consulenza legale.
Lo percorra su un fondo documentale Suo
Porti un estratto di atti anonimizzato, un regolamento o una pratica tipica e percorriamo insieme il flusso, una volta nel servizio gestito e una volta nel self-hosting, così la differenza si vede. Oppure si iscrive e prova da sé.
Fonti
Tutte le cifre e le citazioni di questo articolo provengono dalle fonti seguenti, verificate l’ultima volta a settembre 2026. Dove una rilevazione è nata su incarico di un fornitore, questo è indicato nel testo e nell’indicazione della fonte. Le rilevazioni si riferiscono a Paesi diversi e a universi di riferimento diversi; nel testo abbiamo indicato di volta in volta quale sia.
- Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (EDÖB), 33° rapporto d’attività 2025/2026, pubblicato il 30 giugno 2026, capitolo Intelligenza artificiale, pagina 21: «I sistemi di IA della Confederazione sono pertanto un presupposto essenziale ... Per contro l’uso di LLM commerciali (Copilot, ChatGPT ecc.) comporta una memorizzazione almeno temporanea nel cloud del fornitore e con essa inevitabilmente un rischio per la sicurezza dei dati.»: edoeb.admin.ch
- Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (EDÖB), 33° rapporto d’attività 2025/2026, pagina 18, sezione «M365 e cloud»: i dossier e i dati GEVER, i contenuti delle mailbox Outlook e tutti i dati personali degni di particolare protezione e i profili della personalità restano nei data center dell’Amministrazione federale e vengono elaborati esclusivamente lì: edoeb.admin.ch
- privatim, conferenza degli incaricati svizzeri della protezione dei dati, risoluzione sull’esternalizzazione di trattamenti di dati nel cloud, Berna, 18 novembre 2025, con la nota che il Cantone di Glarona si è avvalso della possibilità di opting out secondo l’articolo 18.2 degli statuti: privatim.ch
- Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (EDÖB), 33° rapporto d’attività 2025/2026, cifre chiave dell’anno in rassegna: 2.477 segnalazioni pervenute contro 1.053 nell’anno precedente e 484 notifiche di violazioni della sicurezza dei dati contro 363; la cifra 2.477 è quella del testo del rapporto, mentre la tabella 9 dello stesso rapporto indica 2.447 segnalazioni: edoeb.admin.ch
- Controllo federale delle finanze, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione della Confederazione, progetti chiave dell’Amministrazione federale, rapporto di sintesi EFK-26716, valutazione di 24 rapporti degli anni 2024 e 2025, volume d’investimento dei progetti chiave considerati da tre a cinque miliardi di franchi, pubblicato l’8 luglio 2026: efk.admin.ch
- Eurostat, Use of artificial intelligence in enterprises, set di dati isoc_eb_ai, imprese con almeno dieci addetti, anno di riferimento 2025, dati estratti nel dicembre 2025: UE-27 19,95%, Germania 25,97%, Austria 29,95%; per la Svizzera in questo set di dati non sono contenuti valori: ec.europa.eu
- Studio «Sfruttare il potenziale dell’IA in Svizzera 2026», condotto da Strand Partners su incarico di Amazon Web Services, quindi uno studio di fornitore; riportato il 28 agosto 2026 con una quota di utilizzo del 57% contro il 46% dell’anno precedente, mentre l’ampiezza del campione viene indicata in modo differente nella stampa: moneycab.com
- Statistik Austria, comunicato stampa 14 207-126/26 del 24 giugno 2026 sulla rilevazione relativa all’impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese austriache con almeno dieci addetti: il 30% delle imprese impiega l’IA e il 77% delle imprese senza uso di IA non ne ha preso in considerazione l’impiego: statistik.at
- Legge sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi 2026, pubblicata come BGBl. I n. 94/2025 il 23 dicembre 2025: 18 settori secondo il paragrafo 2, entrata in vigore il 1° ottobre 2026 secondo il paragrafo 51, registrazione entro tre mesi da tale data secondo il paragrafo 29 capoverso 3; il numero atteso di circa 4.000 enti interessati proviene dai materiali legislativi: ris.bka.gv.at
- Parlamento della Repubblica d’Austria, interrogazione parlamentare 5638/J della XXVIII legislatura sull’attuazione del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, quindici domande fra l’altro su autorità di vigilanza, spazio di sperimentazione normativa e disposizioni sanzionatorie: parlament.gv.at
- Parlamento della Repubblica d’Austria, risposta all’interrogazione 5062/AB della XXVIII legislatura del 2 giugno 2026: parlament.gv.at